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La prima volta che ho mostrato a un amico come calcolare l’overround su una schedina Serie A, lui mi ha guardato con un’espressione che conosco bene: quella di chi scopre di aver giocato per anni senza sapere che esisteva una voce “costo nascosto” in ogni puntata. Non è un costo che qualcuno ti presenta. È la differenza fra il mondo come sembra e il mondo come è, e sta tutta dentro tre semplici frazioni.
Dopo dodici anni a leggere palinsesti e confrontare quote, posso dirti che capire l’overround è il salto più importante che può fare uno scommettitore consapevole. Non ti rende immediatamente vincente, ma ti rende istantaneamente meno manipolabile. È un po’ come imparare a leggere l’etichetta degli ingredienti: non cambia quello che compri, cambia come lo compri.
Probabilità implicita: il ponte fra quota e realtà
La quota non è un prezzo arbitrario deciso dall’umore del trader. È il risultato di un calcolo di probabilità rovesciato, e il rovesciamento si fa con una divisione. Se il bookmaker ti offre quota 2,00 sulla vittoria del Milan, ti sta dicendo che attribuisce a quell’evento una probabilità implicita del 50%, perché 1 diviso 2,00 fa 0,50.
Questa operazione — 1 diviso quota — è la chiave per entrare nella matematica delle scommesse. Ogni quota ha la sua probabilità implicita, e ogni mercato è un insieme di probabilità implicite che possiamo sommare. Prendi la partita Juventus-Inter. Il concessionario ti offre 2,40 sulla Juventus, 3,20 sul pareggio, 2,90 sull’Inter. Le probabilità implicite sono 0,4167 (1/2,40), 0,3125 (1/3,20) e 0,3448 (1/2,90).
Ora fai la somma: 0,4167 + 0,3125 + 0,3448 = 1,0740. Se questo mercato fosse un tabellone di probabilità pure, la somma dovrebbe fare esattamente 1,00 — cioè il 100%. Invece fa 1,0740, cioè il 107,40%. Quella eccedenza del 7,40% è l’overround. Ed è qui che vive il margine del bookmaker.
Formula dell’overround: la versione che uso tutti i giorni
La formula è una somma, e si scrive così: Overround = Σ(1/quotaᵢ) × 100. Il simbolo Σ indica che devi sommare i valori per tutti gli esiti del mercato. Per un 1X2 sono tre esiti, per un Under/Over sono due, per un marcatore antepost possono essere venti.
Il numero che ottieni è sempre superiore al 100%. Il margine lordo del bookmaker, spesso chiamato semplicemente “book margin” in gergo anglosassone, è la differenza fra il valore ottenuto e il 100%. Nel mio esempio Juventus-Inter, 107,40 − 100 = 7,40, cioè il 7,40% di overround.
C’è anche un modo alternativo di esprimere la stessa grandezza: il payout. Il payout è semplicemente il reciproco del book margin rispetto a 100, ed è la percentuale media che il bookmaker restituisce ai giocatori nel lungo periodo su quel mercato. Con overround del 7,40% ho un payout teorico di 100/107,40 = 93,11%. Quando leggi “payout del 94%”, dietro c’è un overround del 6,38%. Quando leggi “payout dell’89%”, che è il dato medio delle scommesse sportive online italiane nel 2024 secondo le elaborazioni sui dati ADM, stai guardando un overround medio vicino al 12,36%.
Nel 2023, il rapporto vincite/raccolta registrato dal Libro Blu ADM è stato pari all’86%, leggermente superiore all’85,03% dell’anno precedente. Quel 14% che manca al 100% è la dimensione aggregata del margine lordo di tutto il comparto: un oceano dentro cui ogni quota è una piccola goccia.
Esempio 1X2 dettagliato su una partita di media liquidità
Ti mostro un calcolo su una partita plausibile, Atalanta-Fiorentina, con quote costruite in modo realistico per una giornata di Serie A di metà stagione. Quote ipotetiche: Atalanta 1,85, pareggio 3,60, Fiorentina 4,40.
Probabilità implicita Atalanta: 1/1,85 = 0,5405, cioè il 54,05%. Pareggio: 1/3,60 = 0,2778, cioè il 27,78%. Fiorentina: 1/4,40 = 0,2273, cioè il 22,73%. Somma: 0,5405 + 0,2778 + 0,2273 = 1,0456. In percentuale: 104,56%. Overround: 4,56%. Payout teorico: 100/104,56 = 95,64%.
Cosa ci dice questo numero? Due cose. Primo, il bookmaker si sta tenendo circa quattro centesimi e mezzo per ogni euro raccolto su quel mercato — un margine relativamente compresso, tipico dei mercati principali della Serie A dove la liquidità è alta. Secondo, se tu giocassi in modo sistematico e casuale su tutti gli esiti di questo 1X2, nel lungo periodo ti aspetteresti di recuperare circa 95,64 centesimi per ogni euro puntato. Non di più, non di meno: quella è la restituzione media del mercato.
È qui che molti scommettitori inciampano. Pensano: “allora mi basta trovare mercati con overround bassissimo e sono a posto”. Sbagliato. L’overround basso indica un mercato competitivo, non una fonte di profitto automatico. Il profitto nasce dall’essere sistematicamente più accurati della probabilità implicita, non dal pagare meno margine.
L’overround tipico nel mercato italiano: numeri su cui ragionare
I dati raccolti negli anni mi permettono di tracciare alcune fasce di riferimento per il mercato italiano. Prendile come indicazioni, non come certezze: l’overround è una grandezza viva, cambia in base alla partita, al momento della settimana, al volume accumulato sul mercato.
Sui mercati 1X2 di Serie A dei big match, l’overround tipico che ho misurato sta fra il 4% e il 6%. Significa payout teorici fra il 94% e il 96%. Sulle partite di Serie B dei turni infrasettimanali, l’overround può salire facilmente all’8–10%, con payout corrispondente al 90–92%. Sui mercati Under/Over dei big match, le cose sono più compresse: essendo un mercato binario, il margine si può contenere anche sotto il 4%.
Quando si scende sui mercati secondari — marcatore antepost, numero corner, cartellini, combo giocatore-evento — l’overround si alza drammaticamente. Su un “primo marcatore” di una partita di Coppa Italia ho visto overround sopra il 25%, e non è un errore: è la logica del mercato illiquido, dove il bookmaker si tutela da informazioni asimmetriche aumentando il margine. Il problema è che quelle quote le vedi con gli stessi occhi di quelle del mercato 1X2, e ti sembrano dello stesso livello. Non lo sono.
Questo, tra l’altro, è il motivo per cui confrontare davvero il payout fra operatori richiede più attenzione di quanto sembri: un concessionario può avere margini eccellenti sul big match di Serie A e margini molto peggiori sui mercati di nicchia. Il confronto operatore-contro-operatore ha senso solo a parità di mercato, di momento e di volume, e per approfondire la metodologia di confronto rimando all’articolo dedicato al confronto del payout fra operatori ADM. È lì che la questione diventa pratica.
Come leggere l’overround senza farsi ipnotizzare dalla quota più alta
Il numero in sé — l’overround — non è un obiettivo, è un indicatore. Ti dice quanto paghi per entrare nel mercato. Eurispes nel suo report su scommesse, sport e media ha osservato che il mercato italiano “con una raccolta oltre i 23 miliardi di euro e oltre l’80% del volume concentrato sul calcio, rappresenta uno dei mercati più regolamentati e floridi d’Europa”. In un mercato ampio e regolato, i margini tendono a comprimersi per effetto della concorrenza, ed è una buona notizia per lo scommettitore consapevole.
La cosa che ho imparato a fare sistematicamente è calcolare l’overround prima di guardare la singola quota. Apro tre palinsesti, prendo gli stessi tre esiti, sommo i reciproci. Il concessionario che mi restituisce l’overround più basso su quel mercato specifico è quello che, a parità di informazione, mi lascia un margine operativo più ampio. Non significa che vincerò, significa che sto pagando il prezzo più equo per giocare.
È un esercizio che richiede trenta secondi con una calcolatrice. Trenta secondi che, nel corso di un’annata di scommesse sul calcio, fanno una differenza misurabile sul tuo rendimento netto. Non è magia, è aritmetica — e l’aritmetica è il solo alleato davvero affidabile quando si parla di quote.
