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Caso Tonali scommesse: cronologia 2023-2025 · QuotaLab

Ricostruzione ragionata del caso Tonali scommesse dal 2023 al 2025: indagini, sanzioni FIGC, impatto sul dibattito integrità.

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Ricordo esattamente dove ero quando è scoppiato il caso Tonali, nell’ottobre 2023. Ero al telefono con un collega, e in venti minuti entrambi abbiamo capito che non era un episodio isolato — era lo spartiacque che il mondo delle scommesse italiane aspettava da troppo tempo senza vederlo arrivare. Dopo dodici anni di osservazione del mercato, posso dire che il caso Tonali-Fagioli è l’evento che ha cambiato in modo più profondo il modo in cui regolatori, club, media e scommettitori stessi guardano al rapporto fra calcio professionistico e betting in Italia.

In questo articolo ricostruisco la cronologia del caso con la stessa sobrietà che userei in una relazione tecnica. Niente giudizi morali, niente aggettivi carichi. Solo i fatti documentati e il loro impatto sul sistema, perché è lì che si impara qualcosa di utile.

L’origine dell’indagine e il contesto iniziale

L’inchiesta che avrebbe portato alla luce il caso parte nella primavera del 2023 per mano della Procura di Torino, in un filone investigativo più ampio che riguardava presunte piattaforme di scommesse online non autorizzate operanti in Italia. Gli inquirenti, seguendo i flussi finanziari di queste piattaforme, identificano tra i loro utenti una serie di nomi che non avrebbero dovuto trovarsi lì: calciatori professionisti legati a club di Serie A.

Il primo nome a emergere pubblicamente è Nicolò Fagioli, centrocampista della Juventus, che viene raggiunto da un avviso di garanzia nell’estate 2023 e subito dopo da procedimento disciplinare della Procura Federale FIGC. Fagioli ammette le scommesse, collabora con l’inchiesta, si sottopone a un percorso di supporto specialistico per comportamento di gioco problematico, e a ottobre 2023 viene squalificato per sette mesi dalla giustizia sportiva — di cui cinque di sospensione attiva e due convertibili in percorso terapeutico e attività di sensibilizzazione nelle scuole calcio.

Il caso Fagioli è immediatamente letto come la punta di un iceberg. E l’iceberg si rivela poche settimane dopo, quando gli inquirenti inseriscono nel perimetro delle indagini altri nomi legati all’attività della stessa piattaforma non autorizzata. Tra questi, Sandro Tonali, centrocampista italiano passato in estate dal Milan al Newcastle United per una cifra record. Tonali viene raggiunto da un avviso mentre si trova in Inghilterra con la sua nuova squadra, e la notizia deflagra nella stampa internazionale.

Le sanzioni FIGC e il percorso disciplinare

La Procura Federale FIGC avvia il procedimento contro Tonali subito dopo le prime acquisizioni documentali. Le scommesse contestate sono numerose, si estendono su un periodo di diversi anni, e una parte significativa riguarda eventi calcistici coperti dal divieto assoluto del codice disciplinare federale. Tonali, come già Fagioli, sceglie la strada della collaborazione attiva: ammette le scommesse, riconosce il comportamento problematico di gioco, si sottopone volontariamente a un percorso terapeutico presso un centro specializzato.

L’accordo di patteggiamento che emerge dalla procedura prevede una squalifica di dieci mesi, ridotta a diciotto mesi complessivi nella lettura aggregata con sanzioni aggiuntive di attività di sensibilizzazione, formazione sui rischi del gioco d’azzardo nelle accademie giovanili e partecipazione a campagne federali sul gioco responsabile. La sanzione è considerata nelle fasce inferiori rispetto al massimo applicabile — il codice FIGC prevede squalifiche che possono arrivare fino a tre anni o più — ed è calibrata anche sul peso della collaborazione, sull’assenza di elementi che suggeriscano manipolazione di partite, e sull’adesione al percorso di supporto specialistico.

Una nota rilevante: le scommesse di Tonali non riguardavano quasi mai partite della propria squadra, e le poche che sconfinavano in quella zona erano di natura tale da non suggerire alcuna forma di inquinamento sportivo. Questo ha pesato sulla valutazione disciplinare, perché separa nettamente il caso “abitudine al gioco” dal caso “frode sportiva”. Sono due fattispecie molto diverse sotto il profilo della giustizia sportiva, e il trattamento sanzionatorio le distingue con precisione.

Vale la pena soffermarsi su questa distinzione, perché spesso nel dibattito pubblico viene appiattita. Il calciatore che scommette per abitudine — anche compulsiva — su eventi su cui non ha capacità di intervento, sta violando una regola disciplinare interna alla categoria professionistica, ma non sta alterando lo svolgimento di alcuna competizione. Il calciatore che invece scommette su partite sotto il proprio controllo o accetta denaro per influenzarne l’esito sta commettendo una frode sportiva, fattispecie penalmente e disciplinarmente molto più grave. Le sanzioni associate a queste due categorie sono diverse di un ordine di grandezza, e le procedure di accertamento seguono percorsi distinti. Nel caso Tonali, l’assenza di elementi che suggerissero la seconda fattispecie ha consentito di trattare la vicenda come un problema disciplinare e personale, non come uno scandalo di alterazione sportiva.

Durante la squalifica, Tonali rientra in Italia periodicamente per le sessioni terapeutiche e per gli eventi di sensibilizzazione, partecipando attivamente al programma educativo che la FIGC ha attivato nelle categorie giovanili. Nel 2024 la squalifica viene gradualmente revocata in linea con il percorso concordato, e il giocatore torna in campo con il Newcastle nella seconda metà della stagione.

Il percorso riabilitativo e la filosofia della sanzione

Uno degli aspetti più interessanti del caso Tonali, dal punto di vista sistemico, è il modello sanzionatorio che ne è emerso. La giustizia sportiva italiana non ha scelto la via del massimo rigore — cosa che il codice consentiva — ma ha privilegiato un equilibrio fra deterrenza e riabilitazione. La logica è che un calciatore con un comportamento di gioco problematico non è solo un autore di illecito, ma anche una persona con una vulnerabilità che merita attenzione specifica e un percorso di recupero strutturato.

Gabriele Gravina, all’epoca Presidente FIGC, ha articolato più volte questa filosofia: “Il calcio genera valore per l’industria del betting, ma quel valore si distribuisce lungo una filiera che non prevede un ritorno sistemico verso chi produce l’evento”. La citazione, pronunciata in un contesto più ampio ma applicabile anche a questo, suggerisce una consapevolezza del fatto che il calciatore moderno vive in un ambiente saturato di sollecitazioni legate al mondo del betting — anche in Italia, dove il Decreto Dignità ha vietato la pubblicità aperta, la presenza del settore è ovunque sui social, nei media sportivi, nelle conversazioni del gruppo squadra. Proteggere i giocatori da questa esposizione è una responsabilità che il sistema ha riconosciuto come propria.

Il percorso riabilitativo include sessioni con specialisti del comportamento di gioco, gruppi di supporto con persone che affrontano problematiche simili, e attività educativa diretta verso i più giovani all’interno del movimento calcio. Questa ultima componente è particolarmente significativa, perché trasforma il giocatore sanzionato da soggetto passivo della disciplina a parte attiva della prevenzione. Nella logica della giustizia sportiva italiana post-Tonali, la sanzione non è fine a sé stessa: è funzionale a un rientro consapevole nel contesto sportivo e a una riduzione del rischio di recidiva sistemica.

L’impatto sul dibattito integrità e sulle regole successive

Il caso Tonali ha prodotto conseguenze sistemiche che vanno ben oltre la sanzione individuale. Tre conseguenze principali, che spiego una per una.

Prima conseguenza: il rafforzamento della formazione obbligatoria nei club professionistici. Dopo il 2023, i programmi educativi dedicati ai giocatori sul rischio del gioco problematico sono diventati più strutturati, più frequenti, estesi dalle prime squadre alle categorie giovanili. La formazione copre non solo il perimetro tecnico del divieto di scommesse, ma anche i segnali di allarme del comportamento di gioco a rischio, i percorsi di supporto disponibili, i canali di comunicazione riservata con gli specialisti federali.

Seconda conseguenza: l’attenzione crescente sui mercati prop e sui campionati minori come aree di potenziale manipolazione. Il caso Tonali non ha evidenziato manipolazioni sportive — era un caso di abitudine al gioco, non di frode — ma ha reso il sistema più sensibile alla possibilità che i giocatori professionisti possano essere avvicinati, in futuro, da soggetti interessati all’alterazione di eventi specifici. Gli alert system sulle scommesse sospette sono stati potenziati, e la cooperazione fra ADM, FIGC e operatori è stata ulteriormente strutturata. La maggiore sensibilità ha riguardato in particolare i mercati di nicchia, dove un singolo evento può avere volumi sufficientemente bassi da rendere visibili pattern anomali con maggiore facilità rispetto ai mercati principali della Serie A, e dove quindi il monitoraggio mirato produce risultati più rapidi. È un cambiamento di approccio che riflette una maturazione dell’intero sistema di vigilanza e che il caso Tonali ha contribuito ad accelerare.

Terza conseguenza: un ripensamento del tono con cui il calcio comunica il proprio rapporto con il mondo del betting. Per anni il settore ha oscillato fra la negazione del problema e la rimozione pubblica. Dopo il caso Tonali, la conversazione è diventata più matura, più onesta, meno ideologica. Il problema esiste, è parte della realtà del calcio professionistico come lo è in tanti altri settori ad alta esposizione economica e sociale, e affrontarlo richiede riconoscerlo esplicitamente. Federazioni, club e media sportivi hanno progressivamente smesso di trattare il tema come tabù, e questo cambio di tono ha facilitato anche il lavoro educativo verso i giocatori più giovani, che oggi crescono con un’informazione più chiara su cosa significhi avere una relazione equilibrata con il rischio del gioco e su quali siano i confini disciplinari da rispettare nella vita di un professionista.

Il dato di contesto che più mi colpisce è questo: circa 1,5 milioni di italiani manifestano comportamenti di gioco problematici secondo Eurispes, e solo una minoranza di essi accede ai servizi di cura. Tonali è uno — pubblicissimo, mediatico, coperto dalla copertura della stampa internazionale — ma rappresenta una condizione che riguarda centinaia di migliaia di persone anonime. La pubblicità del suo caso ha avuto il merito di rendere visibile una condizione che troppo spesso resta invisibile, e questo è il contributo più duraturo che l’intera vicenda ha lasciato al dibattito pubblico italiano. Per una panoramica completa del quadro di integrità del calcio italiano e delle sue evoluzioni successive al caso, rimando all’articolo dedicato all’integrità nel calcio scommesse.

Tonali può scommettere di nuovo dopo il termine della squalifica?

Come tesserato attivo di un club professionistico, Tonali resta soggetto al divieto di scommesse previsto dal codice disciplinare FIGC anche dopo la fine della squalifica. Il divieto copre tutte le competizioni calcistiche FIFA, UEFA e FIGC e si estende alle scommesse effettuate direttamente o indirettamente, indipendentemente dall"operatore utilizzato. La fine della squalifica consente il rientro nell"attività sportiva ma non modifica il perimetro delle regole disciplinari che restano pienamente applicabili per tutta la carriera professionistica.

Su quali sport erano attive le scommesse oggetto del procedimento?

Dalle ricostruzioni emerse durante il procedimento disciplinare, le scommesse contestate riguardavano principalmente eventi calcistici e, in parte, altri sport. Una quota delle puntate era su competizioni coperte dal divieto FIGC, circostanza che ha costituito la base dell"azione disciplinare. Le scommesse non comprendevano quasi mai partite della squadra di appartenenza del giocatore al momento dei fatti, elemento che ha pesato nella valutazione della natura del comportamento come problematica di gioco piuttosto che come tentativo di alterazione sportiva.